Jacques Lévy

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Box 1 - Il Mondo e Le Monde

1. La prima rottura statistica è molto netta. È sull’articolazione 1995-1996 che si compie lo slittamento. Fino al 1995, l’aumento del numero di articoli in cui compare la parola “mondializzazione” è lento e progressivo (si passa da una trentina di articoli all’anno prima del 1990) a un aumento un po’ più rapido tra il 1991 e il 1994, per arrivare a 158 articoli nel 1995.

L’esplosione dell’uso della parola “mondializzazione” è particolarmente forte durante l’anno 1996: si passa da 158 articoli a 472, cioè una moltiplicazione per tre in un solo anno.

Grafico Numero di articoli in cui compare la parola “mondializzazione” nel giornale francese Le Monde (1987-2006)*

Perché questa prima rottura nel 1996? Un’analisi del contenuto mostra che essa non è legata a un avvenimento preciso, ma piuttosto al fatto che si è compreso che il mondo sta cambiando nei suoi funzionamenti più profondi. Sei anni dopo la caduta del muro, quattro anni dopo la fine dell’URSS e della prima guerra del golfo, due anni dopo gli accordi di Oslo, e nel momento della creazione di due Tribunali Penali Internazionali in Ruanda e nella ex-Yugoslavia, non ci sono più dubbi: quello che succede non è un aggiustamento marginale del sistema internazionale tradizionale, ma un cambiamento di fondo dei principi del mondo. Quest’analisi è rinforzata dalla progressione costante degli articoli che contengono la parola “mondializzazione” tra il 1997 e il 2001: si raggiunge allora la cima della curva con un totale di 963 articoli.

2. La seconda fase è altrettanto netta. Nei tre anni 2001, 2003, 2004, la stella della mondializzazione sbiadisce. Le ragioni sono evidenti: l’avvio da parte dell’amministrazione Bush e dei neoconservatori statunitensi del progetto imperiale americano; la sopravalorizzazione della potenza dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, sembrano indicare un ritorno alla geopolitica…e la fine di un processo di mondializzazione. Il contenuto del quotidiano Le Monde simbolizza questa tendenza. E le curve di uso della parola “mondializzazione” e “potenza” sono simmetricamente inverse: la seconda è in aumento mentre la prima in diminuzione.

Ci sono allora due maniere di analizzare i dati dell’anno 2004.  Vi si può leggere un crollo del numero di articoli e dunque la fine della mondializzazione.  Vi si può anche leggere un mantenimento relativo dei dati (che restano superiore o quasi-uguali a quelli degli anni 1996 e 1997). In questo caso, l’ipotesi è quella di una permanenza del processo di mondializzazione…sotto l’apparenza di un ritorno alla geopolitica: in un certo senso, i due processi sono entrambi veri in quel momento. Un’analisi del contenuto mostra che se sono soprattutto di elementi economici della mondializzazione che continuano a essere valorizzati (lo spazio economico mondiale continuerebbe a esistere anche se lo spazio geopolitico si riorienterebbe verso una politica hobbesiana degli Stati della violenza), l’affermazione di una continuità della mondializzazione politica del mondo si mantiene molto forte nonostante tutto [Dragon, 2003b, 2004, 2006].

3. La terza fase è quella del dopo 2005. Il numero di articoli in cui compare il termine “mondializzazione” passa di nuovo al di sotto dei 700 all’anno come se il fallimento americano in Iraq avesse ridato senso ai processi di fondo. Dopo l’illusione di ritorno alla geopolitica e alla potenza, la complessità del mondo si riafferma.

 Per comprendere questa terza fase della curva, bisogna rivolgersi a Bertrand Badie e all’analisi dello spazio mondiale che egli ha proposto nel 2005 in L’Impuissance de la puissance. Essai sur les nouvelles relations internationales. Egli afferma che “a uno spazio di potenza, si oppongono oramai delle forme nuove di costruzione dello spazio […]. Il tempo corto della potenza si distingue quello, medio, delle mobilizzazioni sociali e quello, molto più lungo, della trasformazione delle società.” Il ritorno alla progressione del numero di articoli in cui compare la parola “mondializzazione” in Le Monde procede nel senso di questo reperimento dei tempi lunghi: le grandi correnti sottomarine del tempo e degli spazi mondiali sono proprio quelli della mondializzazione.

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