Jacques Lévy

Patrick Poncet
Dominique Andrieu
Boris Beaude
René-Éric Dagorn
Marc Dumont
Karine Hurel
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Box 1 - Una mondializzazione delle politiche urbane

Nel mese di novembre 2006, il settimanale francese Le Nouvel Observateur pubblicava un numero dedicato alla “Classifica delle città nelle quali si vive bene”, un dossier come quelli che instancabilmente classificano e declassano le città. A prima vista, la copertina fa sorridere, giocando secondo una buona strategia di marketing sul carattere parzialmente non verificabile poiché impreciso delle “qualità urbane” delle città comparate. Bisogna tuttavia prendere sul serio queste classifiche. Innanzitutto, poiché esse testimoniano la vivacità delle competizioni interurbane e la lotta disperata intrapresa dalle istituzioni locali per far salire le loro città nella classifica. Non essere classificato, significa non esistere: vero o falso, con dei criteri oscuri o trasparenti, scherzosi o seri, ecco un primo effetto tra i più concreti. Inoltre, queste classifiche internazionali, pubblicizzate sugli autobus ecc. non avrebbero nessuna importanza…se non le ritrovassimo a loro volta citate nelle politiche, locali o internazionali.

 Così, la pubblicazione dei rankings sul costo della vita nelle città, che indicano in particolare Ginevra come la città più cara d’Europa insieme a Londra (infra), è stata decisiva per l’accelerazione della creazione di politiche per gli alloggi in questa città. In queste immagini, il gioco di questi rankings è dunque oramai mondializzato e di carattere “performativo”: esso ha un vero e proprio ruolo, vincolando le municipalità e le comunità urbane ad adattarsi. Dopo la pubblicazione delle classifiche, sono così organizzate delle sedute di debriefing tra amministratori politici e funzionari nelle metropoli, o la visita di un salone internazionale (Forum urbano, immobiliare, sviluppo sostenibile). Le politiche d’immagine non sono quindi (solo) fumo, ma esse scatenano degli effetti reali sempre più evidenti sulle scelte dell’azione pubblica. E che dire, a scala nazionale, di questa “immagine di un paese” da esportare all’estero? L’immagine e il ranking vendono le città, certo, ma contribuiscono fortemente anche a trasformarle, sono dei veri attori di sviluppo economico, sociale e culturale dei territori contemporanei. Quando tutto questo lavoro attorno all’immagine entra nell’organizzazione del territorio, in un nodo o in un altro, allora la questione diventa politica [Lussault, 1996].

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