Jacques Lévy

Patrick Poncet
Dominique Andrieu
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Marc Dumont
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Box 3 - Le tende: mondializzazione di una prova pubblica, urbana e locale

Durante l’estate del 2006, una controversia sullo spazio pubblico urbano è emersa a Parigi. Nel dicembre 2005, l’associazione Médecins du monde ha distribuito a dei senza tetto delle tende per difendersi dal freddo, che questi ultimi utilizzeranno nei loro luoghi di vita: i marciapiedi parigini.

 Nel mese di luglio 2006, in occasione del rinnovo da parte della città di Parigi dell’operazione “Parigi-spiaggia”, un gran numero di amministrati esige dal sindaco attraverso una lettera e la stampa il ritiro di queste abitazioni provvisorie che fioriscono sotto i ponti. Alla fine del mese di luglio, diverse tende saranno trovate incendiate, senza che nessuna denuncia sia presentata, dal momento che i senzatetto preferiscono mantenere l’anonimato. Il movimento entrerà in seguito nella campagna presidenziale francese.

 Questa micro controversia può essere assimilata ad altri due avvenimenti. L’uno avviene a Los Angeles, nel quartiere di Skid Row, settore che forma il più grande raggruppamento di senzatetto della West Coast degli Stati Uniti, e che è colpito da una forte precarietà. Nel 2006, un accordo firmato tra il LAPD (Los Angeles Police Department) e l’ACLU (American Civil Liberties Union) permette al LAPD di arrestare i senza tetto che campeggiano nelle tende sui marciapiedi tra le 06.00 del mattino e le 21.00. Quest’episodio entrerà nella constatazione fatta dieci anni prima dal geografo Edward Soja in PostMetropolis [Soja, 2000].

  Il secondo episodio interviene in quello stesso mese di agosto del 2006 nel quartiere Ville-Marie, nel centro-città di Monreale dove, dopo le denuncie dei rivieraschi per l’inquinamento acustico, il regolamento municipale è corretto al fine di vietare ai senzatetto di campeggiare non solo nei parchi e nelle piazze, ma anche negli altri luoghi pubblici tra cui la Piazza delle armi, Piazza del Canada e la Piazza di Youville.

 Certo, questi tre episodi pongono i problemi della gestione della nuova povertà urbana, della gestione locale dello spazio pubblico, delle sfide locali legate alle elezioni (chi prenderà la decisione dello sfratto, impopolare quanto basta per vedersela rinfacciare). Ma due aspetti emergono più degli altri: la localizzazione di una mondializzazione dello spazio pubblico e l’impossibile governance locale delle migrazioni internazionali. Infatti, queste tende costituiscono gli archetipi di un fenomeno specifico alle città-mondiali che vedono giustapporsi la più grande povertà e i settori prestigiosi (CBD), laddove l’una si nutre spesso dell’altra. Le testimonianze raccolte sulla nuova povertà urbana sottolineano che questi stessi senzatetto, che si trovino sotto una tenda o in una roulotte, in realtà sono a volte i quadri stessi che lavorano nel settore terziario della città. Emerge in seguito, la questione dell’origine plurale e mondiale dei migranti senzatetto (polacchi, mongoli, russi, bielorussi nel caso francese, sudamericani, asiatici a Los Angeles) venuti a cercare lavoro nelle grandi città straniere. Le istituzioni locali si trovano costrette a dover prendere delle decisioni, a intervenire al livello locale in modo estremamente parziale e rapido, su dei fenomeni migratori che esse “subiscono” e che li sovrasta totalmente, aprendo la questione della governance mondiale degli spazi urbani attraversati da una condizione migrante generalizzata.

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