Jacques Lévy

Patrick Poncet
Dominique Andrieu
Boris Beaude
René-Éric Dagorn
Marc Dumont
Karine Hurel
Alain Jarne
Blandine Ripert
Mathis Stock
Olivier Vilaça

 

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Box 2 - La mondializzazione vista dal liceo francese

Obiettivi e inquadramento tecnico

1. Questo Box non è una riflessione generale sui programmi francesi di geografia per l’esame di stato nelle classi con indirizzo ES (economico e sociale), L (Letterario) e S (Scientifico). È un sondaggio puntuale nell’uso del concetto “mondializzazione” all’interno dei quattro manuali seguenti, il manuale di geografia Magnard, dal 1989 a oggi (edizioni 1989, 1992,1998 e 2004). I Magnard e il Belin sono stati i due manuali di geografia più usati nelle classi superiori per la preparazione dell’esame di stato tra il 1990 e il 2000. La situazione si è equilibrata dal 2000, visto che tutti gli editori (Belin, Bordas, Bréal, Hachette, Magnard, Nathan…) ormai coprono poco a poco la diffusione di manuali di questa disciplina per l’ultimo anno delle superiori – tra il 15 e il 20% ciascuno.

2. Le edizioni 1989, 1992, 1998 del Magnard sono state realizzate sotto la curatela di Michel Hagnerelle, all’epoca IPR-IA di Amiens (Inspecteur Pédagogique Régional -Inspecteur d'Académie , Ispettore Pedagogico Regionale – Ispettore d’Accademia) e attualmente decano dell’Ispettorato generale dell’Educazione nazionale. L’edizione del 2004 non indica la curatela del libro. Tre titoli diversi sono stati usati dal 1989.

Edizione 1989: Michel Hagnerelle (a cura di) e Victor Pévot (coord.), Le Système Monde en question.

Edizione 1992: Michel Hagnerelle (a cura di), Catherine Dussaut, Jacqueline Jalta e Roger Reineri (coord.), L’Organisation de l’espace mondial.

Edizione 1998: Michel Hagnerelle (a cura di), Roger Reineri, Jacqueline Jalta, Jean-François Joly e Catherine Dussaut, (coord.), L’Espace mondial.

Edizione 2004: Jacqueline Jalta, Jean-François Joly e Roger Reineri (coord.), L’Espace mondial.

3. Per un’analisi complessiva dell’argomento si veda Clerc [2002] che ha studiato dettagliatamente l’insieme delle evoluzioni dei programmi e delle pratiche nelle classi: La Culture scolaire en géographie. Le Monde dans la classe, Rennes, Presses universitaires de Rennes, 2002, e in particolare il capitolo 7 : « Étude de cas : le cycle du système-Monde ».

 

Dal 1989, “il sistema Mondo” poi “lo spazio mondiale” sono i temi centrali e i titoli generali del programma di geografia dell’ultimo anno delle superiori. Rompendo radicalmente con gli approcci adottati da circa un secolo, le nuove direttive mettono inizialmente l’analisi del mondo “come sistema” al centro della nuova riflessione (1989-1995). Poi, tocca allo “spazio mondiale” diventare l’asse strutturante del programma.

In un simile quadro, la mondializzazione sembra uno dei concetti più trattati nei manuali, soprattutto dal 1995. Se, tra il 1989 e il 1995-1998, la parola resta associata a quella degli scambi – sia nel titolo che nella concettualizzazione – essa cambia status nei programmi a partire dal 1995 e nei manuali a partire dal 1998, diventando una delle parole più utilizzate nelle edizioni 2004 dei manuali.

 

Potenza economica degli Stati, mondializzazione degli scambi e “sistema-Mondo” prima del 1989: chiedete il programma!

Dal 1905 e dalla creazione del settimo anno d’insegnamento superiore (la cosiddetta “Terminale”), i programmi di geografia affrontavano il mondo attraverso lo studio degli Stati, in una prospettiva ampiamente economica. Fino al 1980, i cambiamenti di programma consistevano essenzialmente nel far variare la lista di questi Stati. Il programma del 1982 comincia a scuotere questa indistruttibile geografia degli Stati. Esso si divide in tre parti: quattro grandi potenze (Stati Uniti, URSS, Cina, Giappone), la mondializzazione degli scambi (le organizzazioni regionali e i mercati del grano e del petrolio), le ineguaglianze di sviluppo (in realtà il sottosviluppo con degli esempi dell’Africa, dell’India e del Brasile).

            Il concetto di “mondializzazione”, dunque, fa la sua comparsa nei programmi di geografia a partire dal 1982. Esso protende chiaramente verso gli scambi economici mondiali, sia nella formulazione – “la mondializzazione degli scambi” – che negli esempi scelti. Ma rapidamente (nota n.87-300 del 1 ottobre 1987), “una nota di servizio […] che organizza la maturità […] vieta gli argomenti che riguardano la seconda parte, il che equivale in altri termini a non insegnarla” [Clerc, 2002, pag.136].

  Nel 1986, la pubblicazione di un manuale per l’esame di Stato a cura di Rémy Knafou edito da Belin intitolato Il Sistema Mondo si situa in questo passaggio di visioni dello spazio mondiale. Nella prefazione, Rémy Knaufou spiega che “per dare allo steso tempo forza e profondità al programma, il nostro mondo […] è stato presentato come un sistema i cui differenti elementi sono interdipendenti”. Si noterà per inciso che la geografia della scuola superiore è in anticipo rispetto alla geografia universitaria in generale, ancora poco interessata alla questione dello spazio mondiale. Si ritrova ovviamente l’influenza di Olivier Dollfus, di Roger Brunet e dello stesso  Rémy Knafou in questo manuale molto innovativo, in un momento in cui i lavori preparatori di Mondes Nouveaux, il futuro tomo I della Géogaphie universelle cominciano ad essere realizzati.

Lo spazio mondiale: dalla “mondializzazione degli scambi” (Magnard, 1989) alla “mondializzazione, una nuova organizzazione del mondo?” (Magnard, 2004)

Le edizioni 1989 e 1992 orientano fortissimamente la parola e il concetto di mondializzazione nella direzione dell’organizzazione degli scambi e più precisamente degli scambi di merci. Il termine non compare come titolo se non alla pagina 48 dell’edizione del 1989 e nell’espressione chiaramente rivelatrice di “la mondializzazione degli scambi”. Questo capitolo di 16 pagine, denso (la differenza tra l’edizione del 1989 e quella del 2004 è edificante), completo sulla questione del commercio mondiale, non arriva che dopo i primi quattro capitoli (I-1 “Un mondo popolato in modo disuguale”; I-2 “Un mondo sviluppato in modo disuguale – Nord-Sud”; I-3 “Antagonismo e equilibrio – Est-Ovest”; I-4 “I grandi centri mondiali d’impulso economico”) che sono presentati come quelli più strutturanti dei fenomeni della “mondializzazione degli scambi” per comprendere il sistema-Mondo…Ma allo stesso tempo, la mondializzazione (degli scambi) fa parte di queste interdipendenze generalizzate degli spazi – la II parte – che permettono di capire il “mondo dei contrasti” della parte I e di questi primi quattro capitoli, la II parte (“Degli spazi interdipendenti”) continua con altri tre capitoli (II-2 “Dei flussi massicci di merci”; II-3 “I flussi di informazioni e di capitali irrigano il mondo”; II-4 “Mobilità degli uomini e flussi turistici”). L’edizione del 1992 apporta pochissimi cambiamenti interni. È probabilmente la differenza nel titolo generale a essere interessante: “Il sistema-Mondo in questione” (1989) è diventato “L’organizzazione dello spazio mondiale”. La nozione di sistema si è indebolita, facendo apparire una delle parole più importanti della geografia contemporanea, “spazio”, in un momento in cui le definizioni della geografia come disciplina (Roger Brunet, Jacques Lévy, Christian Grataloup, Jacques Scheibling) evolveranno sempre di più verso “la geografia come dimensione spaziale delle società”.

 Per quanto riguarda la mondializzazione, l’edizione del 1998 del Magnard è un’edizione di transizione. Il nuovo programma (BOEN, 12, numero speciale, 29 giugno 1995) a fortemente modificato gli approcci del 1989: “lo spazio mondiale” indebolisce ormai l’idea di sistema-Mondo, e riporta con forza lo studio degli Stati nel programma. La nuova II parte s’intitola “Tre potenze economiche mondiali” e propone lo studio degli Stati Uniti, del Giappone e della Germania. Pascal Clerc vi intravede la vittoria dei diversi conservatorismi che attraversano l’insegnamento della geografia [“Delle buone ragioni per non cambiare nulla”, capitolo 8 in Clerc, 2002, p. 151]. Malgrado tutto, l’ingresso nella comprensione dello spazio mondiale si fa attraverso i processi di scala mondiale (la parola “mondializzazione” – sola senza essere associata a “…degli scambi” – è ancora poco utilizzata nei programmi del 1995…e nei manuali): gli Stati, che Pascla Clerc vede ritornare alla carica, acquistano senso solo all’interno di grandi processi inglobanti. Non solo, le parti I “L’organizzazione geografica del mondo” e II “Tre potenze economiche mondiali”, sono seguite da una III parte “Qualche problema geografico mondiale alla scala continentale”. La III parte propone lo studio sia delle “grandi città dell’Africa” che della “popolazione in sviluppo in Cina e nell’Unione indiana”. La scala valorizzata non è particolarmente quella dello Stato. Traspare, al contrario, una certa volontà di moltiplicare le scale (il Mondo, l’America latina, la Russia, il Giappone in Asia Orientale) e di ricondurre ogni volta questi elementi alla scala mondiale: i capitoli della II parte s’intitolano “…e nel mondo” (II-2 “Il Giappone in Asia orientale e nel mondo”; II-3 “La Germania in Europa e nel Mondo”). Quanto agli approcci tematici, essi riguardano tanto le città (III-1 “Le grandi città dell’Africa”) che i territori (III-3 “Popolamento e gestione del territorio in Russia”) e lo sviluppo (III-2 “Agricoltura e sviluppo in America latina”).

  Nell’edizione 2004, l’esplosione dell’uso della parola e del concetto mondializzazione è flagrante. In una parte I del programma, che s’intitola ormai “Uno spazio mondializzato”, i primi capitoli introduttivi del Magnard 2004 usano sistematicamente la parola “mondializzazione” sia nei titoli (Introduzione “Cos’è la mondializzazione”, p.14-15) che nelle illustrazioni (la copertina di un numero di Politis intitolato “Un’altra mondializzazione”; tre copertine di testi universitari: Regis Benichi, Histoire de la mondialisation, Laurent Carroué, Géographie de la mondialisation, Charles-Albert Michalet, Qu’est-ce que la mondialisation ? In un paginone centrale molto importante intitolato “Problematiche” (p.18-19) i tre grandi titoli che strutturano la pagina sono “1- Come si manifesta la mondializzazione?”, “2 – Quali sono gli attori della mondializzazione”; “3 – Quali sono i luoghi della mondializzazione”). Il cappello di questo paginone centrale termina con “Una nuova geografia del mondo risulta dalla generalizzazione [delle] interdipendenze. Lungi dall’unificare il pianeta, il processo di mondializzazione crea delle nuove differenziazioni leggibili a tutte le scale” (pag.18). L’organizzazione d’insieme segue poi le evoluzioni già identificate nel 1995-1998: le “tre grandi aree di potenza” sono sia degli Stati sia le regioni mondiali (II-2 “L’Unione europea”, II-3 “L’Asia orientale”). Gli ingressi tematici moltiplicano le scale e gli approcci: “l’Europa renana”, “La megalopoli giapponese” e “Un’interfaccia Nord-Sud: lo spazio mediterraneo” insistendo ogni volta sull’interrogazione di questi spazi nella scala mondiale e nel processo di mondializzazione.

 

I programmi e i manuali come programma impensato del pensiero del mondo

 

            Sappiamo tutti che né i programmi né i manuali permettono di sapere cosa realmente sia insegnato. Sappiamo anche che un programma innovatore come quello del 1989 può essere presentato in maniera conservatrice. Non solo, uno dei criteri determinanti per sapere cosa si realmente insegnato, sono gli argomenti delle prove scritte della maturità (nel caso che qui ci  interessa nelle classi a generali  indirizzo ES, L e S). Se si segue quest’ultimo elemento, dal 2000, gli argomenti dei temi riguardano molti di più gli argomenti dello sviluppo (“Nord-Sud nello spazio mondiale”, giugno 2005, Polynésie) delle prospettive statali molto classiche (“la potenza degli stati Uniti nel mondo”, giugno 2005) e delle analisi spaziali che valorizzano gli approcci economici (“Centri d’impulso e flussi di scambi nell’Asia orientale”, giugno 2005, o “Lo spazio renano: quali caratteristiche e quale ruolo in Europa?”, giugno 2006).

 Nonostante tutto, al di là di questi limiti si può ritenere che i programmi e i manuali indichino i quadri di pensiero nei quali gli studenti delle superiori si inseriranno. Anche se gli studenti non assimilano il dettaglio e il contenuto esatto dei corsi, essi acquisiscono degli approcci e dei quadri epistemologici.

Se si prosegue quest’analisi, allora i processi di mondializzazione possono finalmente apparire in modo interessante. Il primo posto attribuito allo spazio mondiale, all’inizio dell’anno e per una dozzina di ore, sembra particolarmente strutturante. L’immagine mentale che si sviluppa può essere la seguente: gli spazi del Mondo (Stati, organizzazioni regionali, strutture spaziali diverse, processi di urbanizzazione, etc.) acquistano senso solo rispetto a degli spazi e dei processi planetari mondializzati inglobanti e allo stesso tempo differenziati. Alla fine non è poi così male.

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