Jacques Lévy

Patrick Poncet
Dominique Andrieu
Boris Beaude
René-Éric Dagorn
Marc Dumont
Karine Hurel
Alain Jarne
Blandine Ripert
Mathis Stock
Olivier Vilaça

 

Accesso
diretto

Introduzione

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Un avvenimento geografico

Che cos’è la mondializzazione? È il processo attraverso il quale uno spazio di scala mondiale assume pertinenza, o ancora quello attraverso il quale uno spazio sociale pertinente emerge su tutto il pianeta Terra.





I.

Leggere il Mondo attraverso la carta

Questo lavoro, mettendo in atto una geografia innovatrice, non poteva essere da meno per quel che riguarda la cartografia. A vario titolo, esso è la bozza di un manifesto per una “nuova cartografia”. Eccone gli elementi chiave.





Geografia sintetica 1. Un Mondo da accogliere

1.

Entrare nel Mondo attraverso lo spazio

Non riuscendo a risolvere il loro diverbio, due compari si rivolgono a un ami-co comune spiegandogli alternativamente il proprio punto di vista. Dopo aver ascoltato il primo dei due, l’amico dichiara: “Sono assolutamente d’accordo”. Ascoltato il secondo: “Sono assolutamente d’accordo”. I due protestano: “È impossibile che tu sia d’accordo allo stesso tempo con l’uno e con l’altro visto che, dovrai ammetterlo, i nostri punti di vista sono assolutamente in contra-sto”. “Sono assolutamente d’accordo”, conclude l’amico.

     Documenti del capitolo




2.

"Mondializzazione", una parola che cambia i mondi

“Mondializzazione” è un termine di lotta. Si fa eco qui alla celebre frase dell’economista François Perroux sul capitalismo. Il suo “Que sais-je?” del 1948 si apriva, infatti, con questa affermazione: «Capitalismo è una parola di lotta» (Perroux 1963). Ora, all’inizio degli anni sessanta, uno dei primi usi della parola “mondializzazione” in francese – forse persino il primo nel-le scienze sociali francesi – è dovuto a quest’autore: nel 1964, nella seconda edizione di L’economia del XX secolo, egli afferma che «l’industrializzazione, le sue istanze reali e la sua ideologia stimolano la mondializzazione di alcuni mercati e la lotta tra i “mercati” occidentali e i “mercati” sovietici» (Perroux 1969).





II.

Visioni del Mondo

Si può cartografare la mondializzazione? La domanda sembra semplice. La risposta è più difficile. Rispondere in modo affermativo significa affermare implicitamente che la mondializzazione è un fenomeno geografico, e che, come tale, deve poter essere rappresentato come può esserlo tutto lo spazio, per mezzo di una tecnica specifica chiamata cartografia. Che se la sbrighi! Rispondere negativamente equivale o a trascurare l’importanza della dimensione spaziale del fenomeno - il che è una contraddizione in termini in quanto il Mondo è per definizione uno spazio - o il forzare la mano per descrivere la situazione in cui si trova chi vuole costruire un’immagine del fenomeno, situazione difficile in quanto contraddittoria - lo vedremo - con i principi fondatori della carta e in minor misura con quelli della cartografia. La risposta è quindi sottile. Essa presuppone che si colga in modo preciso e rinnovato cos’è l’atto cartografico, e che si concepisca un’idea della mondializzazione compatibile con un’interpretazione geografica del fenomeno, fondamento della sua rappresentazione cartografica.





Geografia analitica. Scale e metriche della mondialità

3.

Creare il Mondo: una geostoria

È diventato un tema di dibattito corrente: la mondializzazione è recente o antica, è un fenomeno emergente o già obsoleto? È cominciata nel 1989, nel 1968, nel 1945, nel 1870, nel 1492, o ancora prima? Si parla di più mondia-lizzazioni distinte o di diverse tappe di uno stesso processo? Insomma, come pensare la mondializzazione in quanto durata? 





4.

Internet, luogo del Mondo ?

I mondi coesistono, s’incontrano, s’intrecciano, si confrontano, stabiliscono un numero crescente di relazioni e d’interazioni che tessono uno spazio più ampio e irreversibile. Per coalescenza, questi mondi s’incontrano da ogni par-te formando così una sfera. Il Mondo, come spazio umano la cui estensione è il pianeta Terra, s’impone allora a tutti gli individui.





5.

Il Mondo è mobile

l Mondo mondializzato non esiste se non nei collegamenti stabiliti da scambi di beni, d’informazioni e di persone, organizzati da diversi attori. Tra essi, gli indi-vidui – definiti come la dimensione dell’“io” delle società umane – si spostano. Questa mobilità è uno degli elementi essenziali della mondializzazione, proprio come essa fu costitutiva dello Stato-nazione e dell’Europa in quanto spazio per-tinente della vita quotidiana. Senza mobilità, nessuna mondializzazione. 





6.

La mondializzazione dell'urbano

Né il Mondo né la mondializzazione sono imposti alle città: essi sono il risul-tato di diversi processi, della circolazione delle idee, del gioco degli attori che in larga misura sono nati in esse. Ma se le città e le società hanno contribuito a far emergere la mondializzazione come fenomeno, esse si vedono allo stesso tempo interessate dalle sue nuove realtà. È necessario, dunque, non solo con-siderare le metamorfosi dei quadri materiali, dei paesaggi e delle morfologie della città mondializzata, ma più in generale dotarsi di strumenti tesi a chiarire le trasformazioni fondamentali intervenute nei modi di organizzazione delle società che esse rappresentano su un periodo recente. 





Geografia tematica. Le dimensioni della società-Mondo

7.

Mondo/i. Le "culture" tra uniformazione e frammentazione

Il mondo cambia, ma questo non è una novità. Ciò che lo è è l’accelerazione delle trasformazioni e la loro visibilità. Ma che cosa si osserva, esattamente? Pratiche, produzioni, rappresentazioni culturali sono cambiate attraverso il mondo? Stan-no scomparendo del tutto oggetti, gruppi, mondi o sono rimpiazzati da altri?Il processo di mondializzazione sta riducendo la diversità culturale, facen-do sparire particolarismi locali ormai inadeguati, uniformando le pratiche, le produzioni e infine le popolazioni? 





8.

Il pianeta delle transazioni

Il Mondo contemporaneo è un mondo di transazioni, nel quale ogni sorta di oggetti materiali o immateriali sono scambiati da individui e gruppi di indivi-dui. Queste interazioni esistono da molto tempo, come provano le monete ro-mane ritrovate da archeologi nel Sud della penisola indocinese nel sito di Óc Eo. Tuttavia, in questi ultimi decenni, esse hanno conosciuto un incremento senza precedenti. 





9.

Geopolitica e/o politica

Riconoscere a ciascuno il privilegio della verità conduce in apparenza a un relativismo totale: se tutto è vero, e se non ci sono più controverità, menzogne o errori, è la fine della verità. Sì, in un certo senso, ma non soltanto. Il fatto è che ci sono più “regimi di verità”. La geopolitica e la politica possono essere considerate come due famiglie di realtà che esistono entrambe su scala mon-diale, ma a livelli diversi.





10.

Lo sviluppo, un'aspettativa mondiale

Che cosa si percepisce se si guarda il Mondo ipotizzando che esso costituisca una società? Delle “questioni di società”. Al di là dei giochi di parole e della debolezza di un’espressione che sembra presa dai ritagli delle rubriche di un giornale, si può definire “questione di società” qualsiasi sfida che, in un con-testo dato, mette in discussione una parte di ciò che sono i quadri fondamen-tali di questa società – ciò che Maurice Godelier ha chiamato “dominanza”, in opposizione ad altri interrogativi che riguardano elementi meno essenziali (produzione, organizzazione) la cui trasformazione, per quanto importante, non toccherebbe i suoi fondamenti. 





11.

Le nature dell'umanità

Le scienze sociali s’interessano da poco alla natura. “Scienze dello spirito” sorte dalla filosofia se ne sono col tempo distaccate. Nella letteratura fran-cofona è senza dubbio a Serge Moscovici (1968) che spetta il merito di aver inaugurato un approccio consistente nell’accostarsi alla natura a partire dalla società. Il lavoro di Emmanuel Le Roy Ladurie (1987) sulla storia del clima ha fatto storia. Ma bisognerà aspettare gli anni ottanta e i lavori di Bruno Latour sui microbi come agenti sociali (Latour 1991) e poi sull’integrazio-ne delle questioni ambientali nella vita politica (Latour 2000) affinché questi debuttanti pieni di promesse, che sono i non umani, si guadagnino un posto sulla scena. 





Geografia sintetica 2. Un Mondo da inventare

12.

I nuovi tempi del Mondo

Gli storici si sono preoccupati solo raramente del “tempo che passa”. La storia tratta poco la durata delle cose, se non in alcuni approcci teorici interessanti (Bonnaud 1989), ma che hanno spesso portato i loro autori a essere tacciati di ostracismo (almeno intellettuale) da una professione che lo spettro minac-cioso dell’anacronismo strutturalista – ma anche necessariamente scientifico – rendeva recalcitrante a qualsiasi tentativo “di storia universale” bisognosa di un pensiero del tempo. 





III.

Dividere il Mondo

Contrariamente a quanto affermava Roger Brunet [1993], basandosi su un’epistemologia composita che teneva insieme la capra vidaliana e il cavolo positivista, lo spazio non si ritaglia da solo. Noi, attori sociali, lo ritagliamo, in una doppia prospettiva pragmatica e cognitiva. Quello che era eventualmente concepibile alla fine della guerra fredda non lo è assolutamente più oggi. Lo studio del Mondo, cioè di un mondo mondializzato, rende infatti una simile postura obsoleta. Crediamo di aver capito nel frattempo che nessun dio ci dona i concetti, e che dunque ogni distanza è relativa a un problema, ogni frontiera è relativa a una posta in gioco, e che ogni ritaglio presuppone un ritagliatore. Quali sono i suoi arnesi e i suoi metodi? Quali ritagli del Mondo essi permettono?





13.

Apertura: il Mondo come luogo

Si riprenderanno, in questo capitolo finale, i contributi dell’insieme dell’opera, nella prospettiva di identificare le grandi caratteristiche dell’oggetto-Mondo in movimento. Nella sua essenza, la mondializzazione consiste nell’emergere di uno spazio di scala planetaria laddove preesisteva un insieme di spazi ani-mati soltanto da logiche distinte. Ma qual è la natura di questo nuovo spazio? La crescita massiccia degli scambi di ogni genere produce una rete mondiale di cui l’arcipelago delle grandi città costituisce la trama di base (capp. II, 4, 5, 6, 8, 12 e III).





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